Tuina dei campi concentrici

La tarda estate, il micro e il macro

La tarda estate, il micro e il macro

Nel contesto culturale in cui nasce la medicina tradizionale cinese, la tarda estate non è una fase della stagione estate, è invece proprio una stagione a sé. Ad ogni stagione è associato un elemento: in Occidente gli elementi sono tradizionalmente quattro, quante le stagioni; in Oriente, invece, gli elementi sono cinque e la tarda estate è quella stagione che si aggiunge alle già conosciute. L’elemento associato è la Terra, collegato alla coppia di organi Yin-Yang: milza (sarebbe sempre più corretto dire milza-pancreas) e stomaco.

In questa stagione, con i temporali estivi, sempre più frequenti, il caldo torrido comincia ad attenuarsi, l’umidità impregna l’aria e si sprigiona dal suolo, si avvia la trasformazione che riporta la natura a raccogliere: i frutti tardivi, l’acqua nella terra, i nutrienti (come le foglie che cominceranno a cadere) per poter mettere le piante a dimora. Di questa trasformazione nel nostro corpo si fa carico la milza – regina di ogni equilibrio e quindi anche della termoregolazione –, che compie un grande lavoro di adattamento, soprattutto in un periodo così carico di umidità, condizione climatica che la blocca. È quello che chiamo “cambio di stagione interno“, non quindi con i vestiti e le scarpe più pesanti, ma ottenuto variando percezione; tanto che, per esempio, se in casa d’inverno ci sono 21° scoppiamo di caldo e d’estate, con gli stessi 21°, sentiamo un po’ freddo.

La trasformazione operata dalla milza si aiuta con la corretta alimentazione, esercizi di Qi gong mirati, ma anche con la disposizione all’equilibrio. Gli occhi, popolarmente chiamati «specchio dell’anima», possono rappresentare una finestra per passare dal microcosmo umano al macrocosmo, un veicolo fisico che, opportunamente nutrito con immagini da contemplare, dispone a quell’equilibrio così necessario alla nostra salute, non solo del corpo.

Non so se avete avuto modo di osservare le sorprendenti somiglianze strutturali tra la rete di neuroni del cervello umano e la rete delle galassie nell’universo. Solo pensando questa somiglianza, toccando i due estremi, scandagliamo il suo collegamento, tracciamo una rotta di avvicinamento. Guardate adesso l’immagine che ho scelto per voi in questo post: può rappresentare due cose. Vi chiedo allora non solo di guardarla, ma di contemplarla. È il tronco sbucciato di un albero di pioppo o di betulla, cosparso qua e là di muschio? Oppure una visione dall’alto di un campo lavorato e pronto per la semina con qualche isola di verde incolto? Quando si contempla non è necessario rispondere “quale dei due”, perché l’unica risposta utile per noi è “entrambi“, esattamente come concepire e percepire il concetto di Yin e Yang, che non esistono l’uno senza l’altro.

Vi auguro di vivere appieno questa preziosa stagione che ricuce le ferite dell’estate, colma la distanza tra gli estremi e insegna come nelle piccole cose siano custodite anche le più grandi.