Tuina dei campi concentrici

Il Cavallo di fuoco

Un Cavallo di fuoco dentro il cuore

La seconda luna nuova dopo il solstizio d’inverno segna l’inizio del nuovo anno secondo il calendario lunare cinese. Nel 2026 questo evento astronomico cade il 17 febbraio, ma chi è in ascolto del proprio corpo e della sua risonanza con il macrocosmo, ha già sentito da tempo l’arrivo della nuova energia. Non è solo il cambio di polarità nel passaggio dall’anno Yin appena trascorso al nuovo anno Yang, che porta all’esteriorizzazione, alla dinamicità. C’è qualcosa di più, c’è una forza dirompente che ha cominciato a galoppare con il nostro cuore, che risuona del suo stesso elemento: è arrivato il Cavallo rosso, di fuoco.

Nello zodiaco cinese, gli anni Yin e Yang si alternano. L’ultimo anno Yang, il 2024, è stato il Drago, niente meno che l’inizio di un nuovo ciclo di 12 anni, associato per questo dalla tradizione alla figura dell’imperatore, colui che mette in ordine, dirige, conferisce il senso della vita e dell’universo. Il seguente anno Yin, il Serpente o piccolo drago, ha aiutato a curare o rafforzare i cambiamenti del nuovo avvento. Il Cavallo è il primo anno Yang dopo l’arrivo del nuovo imperatore e imprime un movimento impetuoso al nuovo corso.

Lo zodiaco cinese ha una connessione con la medicina tradizionale cinese perché ci aiuta a entrare in sintonia con la ciclicità della natura e del cosmo: gli anni sono rivoluzioni solari, le diverse lune sono tratti di orbite, ma i dati tecnici diventano più comprensibili se assumono forme naturali. Gli antichi videro che esiste una ricorrenza di energie ogni 12 anni e a quelle energie assegnarono delle figure che incarnavano simbolicamente dei valori. Esattamente come la polarità Yin e Yang incide sulla propria valutazione energetica, anche la “forma” dell’anno aiuta a comprendere come direzionare la propria energia.

Analizziamo questa “costellazione” semantica racchiusa in questo anno. Prima di tutto il Cavallo è simbolo di una forza prorompente, ma che può essere domata e permette all’uomo che lo cavalca di raggiungere la massima velocità con mezzi naturali; anche quando dorme, difficilmente si sdraia: è l’emblema del movimento. Tuttavia, anche quando “domato”, il cavallo conserva la propria dignità e fierezza, il suo nobile portamento. Quest’anno, dunque, potremmo “cavalcare” questa richiesta di dinamicità, con più movimento fisico, più coraggio nell’agire e nel prendere decisioni. Ma attenzione: il Cavallo parte, parte a prescindere e siamo noi a dirgli in quale direzione. Se non siamo consapevoli di quello che vogliamo o quanto meno di quello che non vogliamo, rischiamo di trovarci a un certo punto in terra straniera, ossia in un ambiente, in un corpo che non ci appartiene. Come analizziamo in dettaglio durante le sedute, la consapevolezza parte da quello che ci ha lasciato quanto accaduto due anni fa.

Scrutiamo più a fondo nel simbolo, attingendo anche all’immaginario occidentale. Platone, nella sua opera Fedro, racconta l’anima come un auriga che guida una biga trainata da due cavalli alati, tendenti verso due direzioni opposte. Il mito ci ricorda che ogni scelta è un atto creativo, capace di plasmare il nostro destino.

Inoltre, nel linguaggio comune, non si dice solo “forte come un cavallo”, ma anche “pazzo come un cavallo“, a indicare che questa forza non è così facile da addomesticare, che l’irrazionalità va direzionata, non convertita. La parola chiave per interpretare questo nuovo corso, quindi, è “direzione“. Non dimentichiamoci che i crini del cavallo e soprattutto la criniera derivano dal verbo greco “krino“, che significa “separare“, “distinguere”, ma in un solo verso, quindi anche “giudicare” e “decidere“. Mentre siamo già in groppa, quindi, è utile ricordare che alla stessa etimologia appartengono anche “crisi” e “criterio“. Curiosamente, quando il cavallo si muove trasversalmente, spostandosi all’improvviso, si usa il verbo “scartare“, omofono di “selezionare ed eliminare”. Il punto di svolta, il salto, l’irrazionale può rappresentare una grande opportunità, esattamente come negli scacchi, dove il cavallo è l’unico che può andare contemporaneamente in assi incrociati e diagonali, un movimento a “L” che non possiede neanche la più potente regina. Una lettera che per le nostre lingue neolatine è l’iniziale di una parola associata a questo nobile animale: libertà.

Ma quest’anno c’è un colore, un organo, un elemento che aggiunge impeto: il rosso del fuoco e del cuore. Auguro a tutti di sfruttare questo movimento per scegliere dove andare o quanto meno dove non andare, per spingere il cuore oltre l’ostacolo e saltare il recinto che blocca la nostra energia e il nostro destino, per accelerare scelte e cambiamenti attesi da anni. Come si raggiunge la consapevolezza? Vediamolo come un percorso. Esercitiamo l’arte dell’equilibrio, di conciliare o modulare tra i due opposti, il lontano e il vicino: prima troviamo la forza che ci porta lontano dai nostri blocchi, poi scopriremo il sapore di trovarci vicino al nostro futuro.

Felice mossa del cavallo! Che sia un’imprevedibile, libera, consapevole, potente e fiera espressione di un cuore infuocato!