Equinozio d'autunno, tempo di bilanci
La parola “equinozio” è un concetto astronomico, significa che, in quel preciso giorno di primavera o d’autunno, la parte diurna ha la stessa durata di quella notturna.
L’impatto sulla natura è forte: l’umidità notturna e la riduzione delle ore di luce rendono meno necessario annaffiare, nascono i funghi, le piante ritornano a fiorire dopo il caldo torrido di questa estate particolarmente intensa, e non poteva essere altrimenti in un anno Yang (il Cavallo) e per giunta collegato all’elemento fuoco.
L’impatto su di noi è altrettanto forte, noi che apparteniamo alla natura più di quanto pensiamo con il nostro modo di vivere. Notiamo giorno dopo giorno che la luce del sole sparisce dalle finestre in certe ore che, solo qualche settimana fa, erano inondate di oro caldo. E sarà una corsa implacabile fino al solstizio d’inverno. Non si tratta solo di una constatazione rilevabile con gli occhi e un orologio alla mano. È una sensazione. La luce che diminuisce è un momento di ripiegamento, una richiesta di protezione, un silenzio che si fa largo nelle nostre profondità.
In una bellissima sinestesia, Dante definisce l’inferno “Là dove ‘l sol tace”, regalandoci la suggestione di un suono di luce e portandoci direttamente, con questa magia, in un’altra dimensione.
L’equinozio d’autunno è il momento perfetto per fare questi viaggi metaforici e anche un po’ metafisici, spostandoci con leggerezza dal macro al micro. Davanti al tramonto, ricordiamoci che la terra è un’enorme astronave che fluttua nell’universo, che le finestre della nostra casa sono come i nostri occhi, che la luce e il buio del mondo entrano in risonanza con la luce e il buio che sono dentro di noi.
La bilancia astronomica riflette lo scambio complementare tra Ying e Yang che dà origine a tutto e tutto permea. Osservare intorno a noi come si spostano gli equilibri di luce e come risponde la natura, focalizza dentro di noi lo sguardo su ciò che è pesante, ma profondo e nutriente (Yin) e ciò che è leggero, ma attivo e volatile (Yang). Sembrano concetti astratti, ma nel corpo sono liquidi come le lacrime, sono respiri rotti, sono sguardi che forano lo specchio.
Dopo che il Cavallo di fuoco ci ha portato in terra straniera, facendoci innamorare, allontanandoci dai nostri punti di riferimento, andando oltre le nostre zone comfort, la bilancia dell’equinozio d’autunno ci chiede, nostro malgrado, di fare un primo bilancio di questa intensa cavalcata.
Quanta luce ho acceso e quanta ne porterò dentro di me nell’inverno? Quanta paura ho del buio e cosa temo di ciò che non vedo?
Dentro l’astronave terra, dentro il nostro nido, dentro il nostro corpo, il Cavallo di fuoco sta continuando a spingerci oltre i nostri limiti, per superarli.
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